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Il territorio




Il territorio di Formello ha restituito tombe di notevole importanza, che hanno contribuito allo studio e alla conoscenza della civiltà etrusca. La tomba a tumulo di Monte Aguzzo (fine VII Sec.), la tomba "Campana" (fine VII sec.) rinvenuta nella necropoli di Monte Michele, dove sono tornate alla luce altre tombe sul finire del 1981, e una tomba a camera, rinvenuta nella necropoli di Valle Scurella, che ha restituito un ricco corredo.









Da notare che molte strade di campagna nel territorio di Formello, ripercorrono le antiche vie tracciate dagli etruschi e riutilizzate successivamente nel periodo romano, in quello medioevale, fino ai nostri giorni. Un esempio è la strada che da monte Madonna scende a ponte S. Silvestro; alcuni "bassoli" che anticamente la pavimentavano sono visibili sul ciglio della strada.

A 100 m. circa a nord di Ponte S. Silvestro, sulla sommità della collina di m. 222, propagine di Monte Castagno, che si eleva di fronte al ponte stesso, il terreno è stato completamente sconvolto, probabilmente durante lo scavo per la posa in opera di un traliccio dell'alta tensione; sono visibili tra la terra di riporto, frammenti di tegoli, marmi, tufelli squadrati e blocchi di tufo molto grandi, di cui due presentano tracce di affresco.


Sul versante est della suddetta collina, scavi clandestini hanno riportato in luce, ad una profondità di circa 0,30 m. dal piano di campagna, due tratti di muro in "Opus Reticolatum", uno posto a nord-est della lunghezza di m. 1.20 circa, l'altro posto a nord-ovest della lunghezza di m. 1.10 circa, che si congiungono ad angolo retto, andati in parte distrutti da successivi scavi clandestini.

Ad ovest di questi resti, lungo una tagliata naturale, che scende da nord-ovest verso il torrente, vi sono in sezione, ai lati della tagliata, ad una altezza di m. 1.50 circa, resti di tre muri in tufo.




 Esempio di immagine votiva in bronzo (III-II secolo a.C. Roma, Museo di Villa Giulia)

Il bronzetto individua nell'offerente un aruspice, vestito di mantello fermato al centro da una fibula (agli aruspici era vietato l'uso di nodi o legacci) e del caratteristico copricapo a punta.


Nel secondo libro di La Ragione si può leggere che il luogo "...E' pieno di avanzi murari, di colonne e di fregi in granito o marmo, come di ammassi di costruzioni cadenti o frantumate, alcuni di colossali proporzioni, che ricordano le volte di edifici dell'epoca imperiale romana. Si ritiene che qui vi sorgesse un importante centro abitato, con ricche dimore di nobili patrizi della prima epoca cristiana, adoranti il Santo Silvestro, il cui tempio esisteva sopra il vicino colle, che si eleva isolato con sprofondamenti da tutti i lati meno da una parte, dove una licinia lo congiunge al centro suddetto. Anche di questo non rimangono che vestigia e la tradizione che l'Imperatore Costantino, non sul Soratte, ma quivi ottenne dal Pontefice Silvestro I la guarigione della lebbra... si può ritenere che le sopravanzate demolizioni siano servite per la costruzione del prossimo Santuario del Sorbo, edificato nel 1432..." .

Tra suggestive gole dove scorre lento il fiume Cremera, tra la fitta vegetazione che ricopre questo luogo, si può ancora raccogliere il fascino misterioso del passato; lo si può raccogliere tra le rovine di un piccolo promontorio fortificato, che domina dall'alto tutto il dirupo sottostante che scende fino al fiume. Molti anni fa si potevano ancora vedere sostanziali resti di costruzioni in muratura, probabilmente gli ultimi avanzi di quello che doveva essere un piccolo castello e, lungo il dirupo, i resti di molte abitazioni scavate nella roccia.

La tradizione vuole anche che questo luogo si chiami "Grotte Franca", per avere dato rifugio a briganti che nascondendosi in questo luogo impervio e vivendo nelle "grotte", riuscivano a farla "franca" dall'essere catturati.
La Ragione avanzando delle ipotesi ci parla dell'esistenza di un tempio in questo luogo:

"... Prima dedicato ad una divinità pagana, in seguito ad una cristiana, forse alla Madonna. Dopo abbandonato dai sacerdoti pagani... il tempio venne occupato dai Monaci di S. Benedetto... abitavano questi santi cenobiti, ognuno in celle anguste, trovate o scavate sulla roccia... tra le mura mutilate si vede un vaso fittile rosso spezzato: si crede contenesse degli amuleti a protezione della ninfa (Eria)... il tempio che aveva un ampio recinto di protezione ed una strada che partiva dalla località del bosco e dal villaggio, da tempo riportato in luce mediante scavi; è adesso un ammasso di rovine, dando luogo a svariate leggende, fra le quali la seguente: che verso il 1000 fosse diventato castello o maniero abitato da un feroce sanguinario di origine cretese chiamato Cretonis, dedito alla rapina delle donne sulla prossima via Cassia. Che afferrata un giorno una pia pellegrina spagnuola diretta a Roma alla venerazione degli apostoli Pietro e Paolo, mentre era rinchiusa in un tenebroso sotterraneo, invocò la Vergine Maria perché la salvasse dagli oltraggi del bruto. E fu allora che si vide apparire un angelo che la confortava, liberandola e conducendola in salvamento; ma proprio allora il criminale castellano si avvide del prodigio e cercò di riprendere la vittima, ma l'angelo di Dio lo fulminò, facendo anche crollare l'edificio in un mucchio di rovine. E' tradizione che un appassionato di memorie storiche ed archeologiche facesse nel sec. XVI degli scavi su queste rovine col proposito di rinvenire un ingente tesoro; ma non rinvenne, in un profondo sotterraneo, che un mostruoso serpente vomitante fuoco e fiamme. La fantasia popolare crede che in certe notti illune si aggiri sulle rovine e dentro gli antri, un fantasma spaventevole...".

Scendendo in basso, lungo la riva sinistra del fiume, vi sono resti di una costruzione, realizzata in parte con piccoli blocchi di tufo, in parte scavata nella roccia; si possono vedere opere di canalizzazione e resti di uno sbarramento, realizzato con blocchi di tufo, lungo il corso del fiume. Anche qui La Ragione ha avanzato delle ipotesi ritenendo questa costruzione un sacello dedicato alla Ninfa Egeria, sorella o madre dell'omonima Egeria romana la pia consigliera del Re Numa Pompilio.

Annesso al complesso di Grotte Franca, in età medioevale, doveva essere il Mulino ad acqua, lungo il corso del fiume Cremera in località "Valle Cancella". Costituito da due piani, il primo doveva essere adibito ad abitazione, il seminterrato doveva servire alla lavorazione; sono ancora visibili all'interno, ruote in pietra appartenenti alle antiche macine.
Interessante è un ponte ad una sola arcata, costruito in blocchi di tufo, che consentiva il passaggio sul Cremera.

Sulla vetta di monte Aguzzo alto m. 256, distante circa due chilometri da Formello e a circa cinque a nord dell'antica città di Veio, fu rinvenuta nell'anno 1882, durante lavori di scavo di una cava di pozzolana, un tumulo sotto il quale furono identificate tre tombe; in una di queste, composta da tre camere con falsa volta ad arco costruita in blocchi di tufo, fu ritrovato uno dei più rappresentativi esempi di vaso protocorinzio (denominato Olpe Chigi), databile al 640-650 a.C. Il corpo del vaso si presenta diviso in tre fasce decorate con scene eseguite in stile miniaturistico.

 Olpe Chigi

 dettaglio dei guerrieri armati

Nella fascia superiore sono dipinti due gruppi di guerrieri armati in procinto di combattere. Nella fascia mediana, accanto ad una scena di caccia al leone e ad una processione di cavalieri e carri, vi è la prima rappresentazione di un episodio mitologico che costituisce una delle scene preferite nella decorazione di vasi greci: si tratta della gara di bellezza delle tre Dee Hera, Athena ed Afrodite, sottoposte al giudizio di Paride.

Restano anche delle iscrizioni indicanti i nomi dei personaggi divini. Nella fascia inferiore è dipinta una scena di caccia alla lepre. Il vaso è senz'altro il più bell'esempio di quella classe di ceramiche protocorinzie note con il nome di policrome, poiché i pittori usarono nella decorazione, un gran numero di colori come il rosso, il bianco, il bruno ed il giallo.
Si è supposto che le scene rappresentate, spesso complesse come quelle dei guerrieri in combattimento, siano state influenzate dalla grande pittura.

Inoltre vi fu rinvenuta una anforetta di bucchero, con alfabeto modello inciso sul collo e una breve iscrizione sul corpo, che risale alla seconda metà del VII sec. a.C.

Vaso in bucchero di forma peculiare, interpretato come calamaio, presenta sul corpo un esercizio di sillabazione e sul piede l'intera sequenza alfabetica. Proviene da una tomba "principesca" di Cerveteri. (VII secolo a.C. Musei Vaticani)

Il Prataccio

In località denominata "Prataccio" a sud-est di Monte Aguzzo, è stata rilevata, su di una piccola altura, (a m. 137 sul l.m.), a circa 150 m. ad est del fosso di Monte Aguzzo, la presenza di numerosi frammenti di terracotta varia, di intonaco affrescato e di marmo frammentato di vario tipo, sparsi per un raggio di 100 m. circa; inoltre scavi clandestini hanno riportato in luce un pozzo di forma circolare, profondo circa 30 m. e con un diametro di circa 1 m., con pedarole su i due lati. Una canaletta corre da est ad ovest ed è tangente al pozzo stesso; la lunghezza del tratto visibile è di cm. 500 circa, la larghezza di cm. 60 circa.
I frammenti di tegoli ritrovati sul bordo della canaletta fanno supporre che fosse coperta con tegoli stessi.

Intorno al pozzo sono presenti alcuni blocchi di tufo squadrato, tra i quali alcuni lavorati, molto probabilmente dovevano far parte del parapetto del pozzo.
A m. 50 circa dal pozzo, in direzione sud, lungo il pendio dell'altura, vi sono altri numerosi blocchi di tufo squadrati a basoli di pietra, parti di muro in opus reticolatum non più in situ, il blocco di muro più grande misura cm. 120 circa per cm. 70 circa.
Molto probabilmente tale materiale doveva far parte di una villa romana; la presenza di una villa romana in tale luogo era stata accertata anche da John Ward-Perkins, e riportata su "Papers of the Britisch School at Rome" vol. LXXXVI del 1968, a pag. 119 n. 190.

Valle Scurella

In località monte di Valle Scurella, ad ovest del fosso di Malvaiata, in un appezzamento di terreno posto su di una altura, con accesso dalla strada vicinale di Monte Malvaiata, n. 1, è stata rilevata, sul pendio ovest dell'altura la presenza di una tomba a camera con dromos. Il dromos presenta segni evidenti di allargamento in prossimità dell'ingresso della tomba; allargamento effettuato, recentemente, con mezzi meccanici, data la particolarità dello scavo.

Da quanto si è potuto rilevare, il dromos ha una larghezza di cm. 60 circa e una lunghezza di cm. 700 circa; la camera non èstata rilevata, perché come anche gran parte del dromos, è ripiena di terra, l'unica cosa visibile è la volta di ingresso alla camera, posta a cm. 200 circa al di sotto del piano di campagna.

Sempre sullo stesso versante dell'altura ad una distanza di m. 10 circa dalla precedente tomba vi è una fossa di dimensione cm. 300 per 300 circa e profonda cm. 200 circa, anche questa molto probabilmente scavata con mezzi meccanici; la fossa è ricoperta in parte da vegetazione.

Monte Michele

Sulle pendici sud-occidentali di Monte Michele, a circa quattro chilometri dall'abitato di Formello, è stata rinvenuta da parte del marchese Campana nel 1843 una tomba a tumulo detta "Campana"
Al momento della scoperta, era stata già profanata da scavatori clandestini, che si erano per fortuna limitati a prelevare solo gli oggetti di metallo prezioso.

 Esempio di tomba capanna del VII secolo a.C. (Tomba della Capanna, Cerveteri)
Il trasferimento nell'ideologia funeraria della struttura della casa ci fornisce la riproduzione dell'interno di una capanna

Le due camere sepolcrali che la compongono sono precedute da un lungo corridoio (Dromos), ai lati del quale si aprono due piccoli vani, dove vennero rinvenuti quattro leoni scolpiti di tufo, di questi solo due ne restano, di cui uno mutilato, ancora in situ.
La prima stanza della tomba, con tetto a doppio spiovente, presenta due banchine in pietra su cui erano deposti i corpi di una donna e di un uomo il cui elmo bronzeo risultava perforato da un colpo di lancia. La parete di fondo, che reca al centro la porta di accesso alla seconda camera, era dipinta con vivaci colori applicati direttamente sulla roccia. Purtroppo le pitture sono del tutto svanite.
Ai lati della porta, incorniciata da un motivo geometrico a triangoli, le pareti risultano divise in tre fasce: le superiori dipinte con fiori di Loto e le inferiori con animali reali e fantastici, quelle centrali con personaggi a cavallo preceduti e seguiti da uomini e animali.
Anche la seconda stanza, con una bassa banchina su cui erano poggiate tre urnette di terracotta con testine sui coperchi che contenevano le ceneri dei morti, presenta la parete di fondo dipinta questa volta con uno stilizzato motivo a scudi.

La tomba, le cui pitture sono chiaramente ispirate a motivi orientali, è datata agli ultimi decenni del VII sec. a.C.

Sempre nella necropoli di Monte Michele, sul finire del 1981, iniziò una interessante campagna di scavi che portò alla scoperta di un gruppo di cinque tombe di cui una datata alla metà del VII sec. a.C., che ha restituito un ricco corredo.


Fonte: LCNet - Internet Access Provider








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Pubblicato su: 2007-07-22 (4013 letture)

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